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Distorsione di caviglia: l'evento traumatico più comune al mondo



La distorsione di caviglia rappresenta uno degli infortuni più frequenti in ambito sportivo. Si verifica maggiormente in sport nei quali sono molto presenti attività come la corsa e i bruschi cambi di direzione come il Basket, la pallavolo e il calcio. Può però verificarsi anche in attività più semplici come in una camminata con un'improvvisa sconnessione del terreno.


Prima di analizzare in cosa consiste la distorsione di caviglia, andiamo ad vedere velocemente l’anatomia di questa articolazione.

La caviglia è una articolazione formata dall’unione di 3 ossa: la tibia, il perone e l’astragalo.

La tibia, con il suo malleolo, e il perone, con il suo malleolo, vanno a formare una profonda cavità in cui entra il corpo dell’astragalo. Questa cavità spesso viene chiamata “mortaio”.

E’ una articolazione che consente praticamente un movimento su un solo asse e permette di compiere movimenti di flessione plantare e flessione dorsale del piede.

Data la forma del corpo dell’astragalo, più stretta posteriormente e più larga anteriormente, questa articolazione risulta più stabile quando il piede è in flessione dorsale. In flessione plantare si crea un piccolo “gioco” tra il mortaio e il corpo dell’astragalo rendendo l’articolazione più instabile e quindi soggetta a traumi, specialmente in articolazioni con predisposizione alla instabilità meccanica [4].

Ovviamente è presente una capsula articolare rinforzata dai vari legamenti, che possiamo suddividere semplicemente in: mediali e laterali.

I legamenti mediali posso essere tutti raggruppati in un unico grande legamento: il legamento deltoideo. E’ un robusta banda triangolare che parte dal malleolo tibiale e arriva sull’osso scafoide, sull’astragalo e sul calcagno. La sua robustezza ne rende veramente difficile la rottura, ecco perché la netta maggioranza delle distorsioni di caviglia riguardando la parte laterale.

Il legamenti della parte laterale sono appunto più sottili ne possiamo individuare 3:

il legamento peroneoastragalico anteriore

il legamento peroneoastragalico posteriore

il legamento peroneocalcaneare

Nel caso di trauma distorsivo laterale della caviglia, uno o più di questi legamenti può andare incontro ad una lesione.

La particolarità di questa articolazione è che il fattore di stabilità prevalente è proprio la tensione legamentosa che è poco supportata dall’azione muscolare poiché non esistono muscoli che si inseriscono proprio sull’astragalo.

Diamo infine una breve occhiata anche all’articolazione tra la tibia e il perone in prossimità della caviglia. Viene definita “sindesmosi” in quanto non provvista di capsula ma di soli legamenti interossei.


Una volta vista meglio l’anatomia possiamo comprendere meglio il meccanismo traumatico.

Abbiamo detto che il compartimento legamentoso della caviglia più fragile è quello laterale. Il cosiddetto movimento in inversione del piede è il responsabile dello stress a queste strutture. Una esagerazione di questo movimento più portare ad una lesione.

Possiamo descrivere questo movimento come una combinazione tra una flessione plantare ed una supinazione.

I meccanismi in cui questo può avvenire sono i più svariati: nella pallavolo può essere l’atterraggio dopo un salto, nel basket o nel calcio può essere un repentino cambio di direzione, nel rugby può essere una leva articolare involontaria durante una mischia.

Normalmente il momento dell’infortunio è percepito in modo chiaro e netto dal paziente ed è sempre in grado di descriverlo. A volte si può sentire anche lo schiocco dato dalla lesione del legamento.

Esiste una classificazione in gradi della lesione:

Grado 0: forte stress in stiramento dei legamenti ma senza rottura

Grado 1: rottura del legamento peroneoastragalico anteriore

Grado 2: rottura del legamento peroneoastragalico anteriore e peroneocalcaneare

Grado 3: rottura dei 3 legamenti


La diagnosi di distorsione di caviglia si fa in prima istanza ascoltando il paziente e facendo una accurato esame della caviglia.

In funzione del grado della lesione, saranno presenti in minor o maggior misura i 5 segni dell’infiammazione: calore, gonfiore, dolore, rossore e impotenza funzionale. Nei casi di trauma più importante si potrà osservare anche un ematoma locale.

La diagnosi differenziale va fatta con le fratture di caviglia. Queste possono avvenire in vari modi, ma la più comune è la cosiddetta “frattura da avulsione”; questa avviene quando un legamento è messo talmente tanto in tensione che strappa via un pezzo di osso sul quale si inserisce.

Nei bimbi possono anche verificarsi le lesioni da distacco epifisiario classificabili come di tipo 1 secondo Salter-Harris, sebbene questa sia una eventualità piuttosto rara [1].

E’ importante conoscere anche le ormai famose Ottawa Ankle Rules, che tuttora conservano una alta accuratezza diagnostica [2].

Si tratta di criteri clinici proposti da Stiell e dai suoi collaboratori nel 1992 per stabilire la necessità di una radiografia in seguito ad un trauma recente alla caviglia e al piede.

Analizzando la parte laterale della caviglia, la radiografia è indicata in caso di dolorabilità alla palpazione degli ultimi 6 centimetri del perone e della base del quinto metatarso.

Analizzando la parte mediale della caviglia, la radiografia è indicata in caso di dolorabilità alla palpazione degli ultimi 6 centimetri della tibia e della base dell’osso scafoide.

La radiografia è inoltre indicata se l’edema presente non consente di individuare queste zone.

L’ultimo criterio che indica la necessità di una radiografia è l’incapacità del paziente di compiere 4 passi.

Al momento della loro realizzazione queste regole hanno dimostrato avere il 100% della sensibilità quindi una negatività a questi test, secondo gli autori, esclude ogni rischio di frattura [3].

In ogni caso il lo strumento diagnostico per escludere con certezza una frattura resta la radiografia.


Nella fase iniziale dell’infortunio normalmente viene consigliato di seguire il protocollo PRICE: Protezione, Riposo, Ghiaccio, Compressione, Elevazione. Dunque l’indicazione è quella del riposo, mantenere l’arto in scarico (spostandosi con le stampelle), portare un tutore tipo cavigliera, effettuare dei bendaggi compressivi in modo da strizzare i tessuti ed impedire lo stravaso di edema, applicare il ghiaccio e cercare di tenere l’arto inferiore il più possibile elevato (possibilmente sopra il livello del cuore).

Tuttavia questo protocollo non gode di una buona evidenza in letteratura. [5]. Alcuni autori hanno provato, in fase acuta, a sostituire il protocollo PRICE con un programma focalizzato sull’esercizio terapeutico fin dalla prima giornata, mantenendo però l’indicazione del ghiaccio e della compressione ottenendo risultati migliori [6].

Dunque, una mobilizzazione precoce associata ad esercizio terapeutico ed assunzione di farmaci antinfiammatori (quando possibile) sembrano essere il miglior approccio nella fase iniziale per ridurre il dolore e il gonfiore quanto prima.

L’ultrasuonoterapia non trova applicazione in questa fase della riabilitazione [8].

Anche l’applicazione di Kinesiotaping con lo scopo di ridurre l’edema non si è rivelata efficace [7].

Trova invece buoni risultati l’applicazione di una pomata con antinfiammatorio come il Diclofenac [9].

Nella fase postacuta lo scopo principale è quello di recuperare la forza, l’articolarità e riportare in buono stato di elasticità i tessuti.

Il movimento che viene quasi sempre perso in caso di distorsione laterale di caviglia è quello della flessione dorsale. Le tecniche manuali che possono portare al recupero di questo movimento sono molte: dalla semplice mobilizzazione agli esercizi attivi per il recupero della dorsiflessione ma la più efficace sembra essere lo stretching statico del tricipite surale. Si esegue portando passivamente il piede alla massima flessione dorsale consentita e si mantiene la posizione per almeno 30 secondi e al massimo per 2 minuti [10].

Inoltre l’esecuzione di tecniche manipolative alla caviglia, associate ad un trattamento miofasciale possono portare ad un beneficio sull’elasticità tissutale [11].



Dott. Soffientini Luca

Dott.ssa Spanu Ilaria






[1] Boutis K, Plint A, Stimec J, Miller E, Babyn P, Schuh S, Brison R, Lawton L, Narayanan UG

“Radiograph-Negative Lateral Ankle Injuries in Children: Occult Growth Plate Fracture or Sprain?”

Journal of American Medical Association 2016 Jan;170(1):e154114 PMID: 26747077

[2] Beckenkamp PR, Lin CC, Macaskill P, Michaleff ZA, Maher CG, Moseley AM

“Diagnostic accuracy of the Ottawa Ankle and Midfoot Rules: a systematic review with meta-analysis”

British Journal of Sports and Medicine 2016 Nov 24.pii: bjsports-2016-09685 PMID: 27884861

[3] Stiell IG, Greenberg GH, McKnight RD, Nair RC, McDowell I, Worthington JR

“A study to develop clinical decision rules for the use of radiography in acute ankle injuries”

Annals of Emergency Medicine 1992 Apr;21(4):384-90 PMID: 1554175

[4] Gehring D1, Faschian K, Lauber B, Lohrer H, Nauck T, Gollhofer A

“Mechanical instability destabilises the ankle joint directly in the ankle-sprain mechanism”

British Journal of Sports and Medicine 2014 Mar;48(5):377-82 PMID: 24124039

[5] Van den Bekerom MP, Struijs PA, Blankevoort L, Welling L, van Dijk CN, Kerkhoffs GM

“What is the evidence for rest, ice, compression, and elevation therapy in the treatment of ankle sprains in adults?”

Journal of Athletic Training 2012 Jul-Aug;47(4):435-43 PMID: 22889660

[6] Bleakley CM, O'Connor SR, Tully MA, Rocke LG, Macauley DC, Bradbury I, Keegan S, McDonough SM

“Effect of accelerated rehabilitation on function after ankle sprain: randomised controlled trial”

British Medical Journal 2010 May 10;340:c1964 PMID: 20457737

[7] Nunes GS, Vargas VZ, Wageck B, Hauphental DP, da Luz CM, de Noronha M

“Kinesio Taping does not decrease swelling in acute, lateral ankle sprain of athletes: a randomised trial”

Journal of Physiotherapy 2015 Jan;61(1):28-33 PMID: 25499648

[8] Doherty C, Bleakley C, Delahunt E, Holden S

“Treatment and prevention of acute and recurrent ankle sprain: an overview of systematic reviews with meta-analysis”

British Journal of Sports and Medicine 2017 Jan;51(2):113-125 PMID: 28053200

[9] Predel HG, Giannetti B, Seigfried B, Novellini R, Menke G.

A randomized, double-blind, placebo-controlled multicentre study to evaluate the efficacy and safety of diclofenac 4% spray gel in the treatment of acute uncomplicated ankle sprain.

The Journal of International Medical Research 2013 Aug;41(4):1187-202 PMID: 23908551

[10] Terada M1, Pietrosimone BG, Gribble PA.

“Therapeutic interventions for increasing ankle dorsiflexion after ankle sprain: a systematic review”

Journal of Athletic Training 2013 Sep-Oct;48(5):696-709 PMID: 23914912

[11] Truyols-Domí Nguez S, Salom-Moreno J, Abian-Vicen J, Cleland JA, Fernández-de-Las-Peñas C.

“Efficacy of thrust and nonthrust manipulation and exercise with or without the addition of myofascial therapy for the management of acute inversion ankle sprain: a randomized clinical trial”

Journal of Ortophaedic and Sports Physical Therapy 2013 May;43(5):300-9.PMID: 23485845


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